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andreapacella


Diario


29 marzo 2011

L'Italia non è un reality

L'Aquila che conosciamo non è la puntata di un reality, non è un copione recitato per 300 euro a Forum, non sono i complimenti prezzolati a Berlusconi e nenache quelli di Rita Dalla Chiesa a Bertolaso.

Noi all'Aquila ci siamo stati. Abbiamo attraversato la zona rossa e abbiamo visto una città che con tutte le sue forze prova a riprendersi nonostante l'assenza del Governo. Ci siamo fermati di fronte ai luoghi che hanno smesso di vivere nella notte del 6 aprile e ci siamo chiesti come si possa tollerare che, a distanza di due anni e dopo decine di plastici a Porta a Porta, non tutti abbiano una casa degna in cui provare a vivere la propria vita, le proprie aspettative e i propri desideri.
Per questo pensiamo che la propaganda, anche la peggiore, debba avere un limite oltre al quale non ci si possa spingere. Perché sennò da queste parti ci toccherà rimpiangere il giornalismo d'inchiesta di Minzolini.
 




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20 marzo 2011

Il bene e il male

Poco fa mi dicono di guardare la replica di Che tempo che fa perché c'è Concita De Gregorio che racconta il bene e il male. E' domenica: ieri sono andato a dormire tardi e ora ho capito questo. 


Il male (che provoca indignazione nei benpensanti) lo si può ritrovare in chi va a letto alle 4 di notte. Concita (che è il bene) non si farebbe mai curare da un medico che va a letto alle 4 e non salirebbe mai su un bus guidato da un autista che si addormenta alle 3. 

Come dice Concita non sono lucido e probabilmente non avrò compreso quel che ha detto, quindi a questo link potete trovare l'originale. Il minuto è il cinquantatreesimo.

Penso che Gramsci impallidirebbe sentendosi inadeguato rispetto ai suoi successori.




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16 marzo 2011

Assemblea degli amministratori del Partito Democratico

Il mio intervento all'Assemblea degli Amministratori del Pd.




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30 gennaio 2010

Chi è Garabombo?

Venerdì mattina. Al trentesimo minuto della nona ora della giornata inizio la mia quotidiana rassegna stampa. Il giorno precedente, cioè giovedì, la mia mente era stata impegnata tutto il giorno a leggere le nuove posizioni di Sergio Chiamparino. Tre interviste son tante, non vi sembra? L'Espresso, La Stampa e Il Riformista: tre pezzi dello stesso puzzle. Ma il venerdì è l'ultimo giorno della settimana, quello che ti segna il weekend. E così, sfogliando i giornali, mi imbatto in un titolo strano che suona più o meno così: Veltroni ribelle invisibile "Io, Garabombo del Pd". Giuro (anche se non si dovrebbe) che è da diciotto ore che non mi tolgo dalla mente Garabombo. Così vi sorbite pure voi la sua storia via Fabrizio Rondolino.


Storia di Garabombo l’invisibile (1972) è il secondo romanzo del peruviano Manuel Scorza. Garabombo è un comunero (realmente esistito) dotato di un potere eccezionale: diventa invisibile quando presenta dei reclami alle autorità. Protetto dall’invisibilità, Garabombo compie prodezze destinate a diventare leggendarie, finché finisce in carcere. Prima, però, annuncia che chiunque si fosse ribellato al latifondismo sarebbe diventato, come lui, invisibile: e la sua ribellione dà inizio alla più grandiosa invasione di terre che il Perù abbia mai visto. Un po’ Robin Hood, un po’ “Che” Guevara, un po’ Codacons, un po’ Uomo Invisibile: così dunque s’immagina Veltroni.


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18 gennaio 2010

Noi e Craxi.

Lo dico in premessa: al 99,9% mi sarei iscritto al Partito Comunista Italiano e avrei scelto Enrico Berlinguer. Ma a 10 anni dalla scomparsa di Bettino Craxi è doveroso provare a riflettere, laicamente, su quel che è successo e su come l'Italia si è trasformata. Ed è un'urgenza che, nel mio piccolo, non ho considerato più rinviabile dopo la lettura dell'editoriale domenicale di Eugenio Scalfari.
Bisogna partire dalla constatazione che gli stessi che ci hanno raccontato che ciò che c'era era brutto, non sono riusciti a costruire qualcosa di migliore. Per negligenza o per scelta non lo so. Ma la sostanza è quella.
Craxi era uomo di una stagione diversa da quella attuale e, non per questo, peggiore. C'erano grandi Partiti radicati nella società, capaci di orientare bisogni e speranze e capaci, soprattutto, di costruire la Politica. Da Mani Pulite in poi ci siamo immersi in una stagione povera della politica dove, anche i migliori, non sanno volare. E dove, al venir meno dei soggetti politici organnizzati, si sono palesati direttamente gli "interessi" che non hanno avuto più bisogno della mediazione della politica. Duqnue bisogna inserire Craxi in quel contesto e lasciare a casa la mannaia. Perchè, per provare a capire qualcosa, bisogna saper cogliere tante sfumature.
L'unica certezza è quella che Craxi, essendo stato segretario del secondo partito della sinistra italiana, era un uomo di sinistra. Ed è forse su questo che, da Mani Pulite in poi, abbiamo commesso l'errore più grande, consegnando una storia, fatta di vittorie e di sconfitte, a Berlusconi. Come se fossero conciliabili le posizioni di politica estera dei socialisti italiani e quelle della destra delle guerre preventive.
Ma veniamo alla sostanza: si può costruire un giudizio politico concentrandosi esclusivamente sulle vicende giudiziarie e relegando la politica alle varie ed eventuali? Perchè in questi anni abbiamo fatto ciò. Abbiamo guardato alla vicenda del Psi di Craxi soltanto in chiave giudiziaria e mai politica. Dimenticandoci che la politica vive anche di idee. E che per dare un giudizio su di esse bisogna conoscerle ed immergerle in un contesto. Qui, invece, abbiamo fatto il contrario. Abbiamo relegato quell'esperienza politica ad una vicenda giudiziaria e abbiamo girato pagina. Soltanto che Mani Pulite, con la sua forza dirompente, aveva spianato la strada a Silvio Berlusconi e alla sua rappresentazione degli "interessi". E noi, a forza di lanciare le monetine, ci eravamo dimenticati di mettere in cassaforte una storia e dei valori che erano anche nostri.
In questi giorni sono stati in diversi a dire che la sinistra italiana pose le basi della sua sconfitta anche nella gestione di quel passaggio. Perchè ci sono gli individui che fanno delle scelte, e le possono fare con tutto l'opportunismo del caso, ma ci sono anche le idee. Sempre qualche giorno fa ho ritrovato una vecchia intervista di Giusy La Ganga che giustificava il suo ritorno alla politica attiva. Era il 2004 e al Governo, come Sottosegretario, c'era Bobo Craxi. La Ganga si chiedeva genuinamente come Craxi potesse giustificare la sua permanenza nella succursale europea di Bush e la fotografia che lo ritraeva con Arafat.
E noi abbiamo rinunciato a ricercare una terza opzione tra il rancore e le aule di Tribunale concentrandoci, fino a qui, sulla via giudiziaria mentre Berlusconi alimentava il rancore. Noi abbiamo perso e Berlusconi ha vinto. Dunque bisogna guardare alla vicenda di Bettino Craxi per quel che ci interessa. Se la giustizia la fanno i Giudici nelle aule di Tribunale, noi dovremmo attrezzarci per avere un'analisi della società corretta e delle risposte utili.
Craxi vinse perchè capì che l'Italia stava cambiando e che le risposte tradizionali della sinistra non erano più sufficenti. E fallì tanto nella sfida elettorale con il Pci quanto, come ricordava qualche giorno fa Emanuele Macaluso, nella gestione del cambio di fase che il crollo del Muro di Berlino provocò nella politica di ogni singolo Paese europeo.
Proviamo a partire da qui. Evitando sia di innalzare le persone al ruolo di martiri, sia di tenere processi nella pubblica piazza. Penso che faremmo una cosa utile per Noi e per l'Italia.




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9 gennaio 2010

Il tempo delle mele.

 Successe che nell'anno primo del Partito Democratico guidato da WV una regione, l'Abruzzo, si trovò per qualche giorno al centro della politica italiana. Ottaviano Del Turco, governatore socialista con un passato da segretario aggiunto della Cgil, venne travolto dalle dichiarazioni di Vincenzo Angelini su "sanità&mazzette" e, in pochi minuti, venne travolto dal giustizialismo un po' alla Grillo, un po' alla Di Pietro e un po' alla "partito dei cacicchi e dei capibastone". Il fatto si tradusse in elezioni anticipate e conseguente vittoria delle destre.
E ora? Ora si scopre che buona parte di quelle accuse non si reggono in piedi: non sono servite un centinaio di rogatorie internazionali per trovare i soldi contenuti nelle famose buste di mele.
Qui c'è il nostro grande problema. Di una sinistra che, travolta dalla foga antiberlusconiana, non ha più gli anticorpi per saper riconoscere il giusto e lo sbagliato. Perchè a ripensare alla prima assemblea nazionale della mia organizzazione giovanile, nel dicembre del 2008, mi vengono i brividi. C'era WV che diceva, urlando, di voler cacciare i cacicchi. Ed erano in tanti ad applaudirlo. Come se fossimo stati travolti dal peggior dipietrismo, dimenticandoci che la politica (e la storia) non si fa con le inchieste e i conseguenti titoli di giornale.
Per ora, da parte nostra, si potrebbe chiedere scusa a Del Turco e al centrosinistra abruzzese per aver privilegiato un passagio sul tg delle 20 alla ricerca della verità. Ma forse è chiedere troppo.


5 gennaio 2010

Dopo Novecento.

 Sarà un fatto strano. L'altra sera stavo a casa a Vercelli e facendo zapping mi imbatto in Novecento. Lo davano su un canale di Sky che dovrebbe chiamarsi Cinema Italia. Era il primo atto. Il secondo era in programmazione la sera dopo. Penso a quante volte l'ho visto e che la sera dopo non ero più lì e che la mia poteva essere una visione monca. Ma non resisto. Arrivo al sesto minuto, quello che riporta le lancette indietro di 40 anni, e non riesco più a muovermi.
E oggi? Torno a casa e trovo i miei coinquilini pronti ad immergersi in 5 ore di Bertolucci.
Quindi eccomi qui. Dopo 5 ore. Dopo la decima visione di Novecento. Pronto a dire due banalità.
La prima, che è quasi una confessione, suona più o meno così. Negli anni che ci siamo lasciati alle spalle diverse volte ho vissuto la mia militanza ponendomi degli interrogativi. Mi chiedevo se quel che facevamo aveva un filo capace di tenerlo unito alle ragioni che mi spinsero a scegliere la strada dell'impegno. E in questo film, e nella storia che narra, ho trovato sempre delle conferme. La strana consapevolezza che il sogno, alla fine, era sempre lo stesso. Di come la battaglia per rendere la vita di tanti un pelino migliore valeva la pena combatterla.
La seconda banalità è un atto d'amore verso la mia terra. Quando avevo 16 anni mi coinvolsero nelle ricerche storiche per il centenario della conquista delle 8 ore. Un fatto, è strano a dirlo, che si verificò per la prima volta in Europa proprio a Vercelli. Così scoprii di quanto la mia terra, agli inizi del socialismo, aveva dato nella lotta per l'emancipazione. E di quanto impegno toccava metterci per provare ad essere, cento anni dopo, all'altezza di quelle conquiste.
Ecco. Ogni volta che rivedo Novecento ci penso. E ogni volta mi ricarico. E vi sembrerà poco. Ma per me è tanto.




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13 dicembre 2009

Il mio intervento all'assemblea fondativa della Federazione degli Studenti

bozza non corretta

 care compagne e cari compagni,
oggi nasce la Federazione degli Studenti. Un fatto importante, che segna l'apertura di una stagione nuova per la vita della nostra organizzazione.
Costruire una grande organizzazione di massa. Radicata nei luoghi di vita delle giovani generazioni: nelle scuole, nelle università, nei luoghi dei nuovi lavori, nelle periferie delle nostre città, nelle migliaia di comuni del nostro Paese. Questa è la missione che ci siamo datati. E oggi compiamo un passo importante.
Muoviamo questo passo in maniera intelligente, evitando di riprodurre esclusivamente i Giovani democratici nelle scuole, ma dotandoci di una struttura nuova e agevole, autonoma nelle forme e nella sostanza. Ma soprattutto muoviamo questo passo consapevoli della grande responsabilità che ci grava sulle spalle.
Abbiamo imboccato questo percorso, che oggi ci porta a tenere l'apertura del cantiere politico e organizzativo della Federazione degli Studenti in uno dei luoghi simbolo del sindacalismo italiano, dopo aver fotografato la situazione del movimento studentesco italiano. Ci siamo accorti, anche grazie alle sollecitazioni delle compagne e dei compagni che erano impegnati nelle diverse forme di associazionismo nazionale o territoriale fino a ieri presente, dell'isufficienza politica della proposta fino ad oggi presente. Il mio, sia ben chiaro, non è un attacco a nessuno. E' una constatazione. Una constatazione impegnativa, certo, ma necessaria.
Perchè vedete, ci sono responsabilità che ci competono pur andando oltre di noi: la tenuta e l'efficacia del movimento studentesco è una di queste. Per chi esercita la funzione della più grande organizzazione giovanile progressista non è tema di discussione e di azione soltanto ciò che succede in casa propria, ma anche quel che avviene ai fianchi. E il tentativo di provare a rimettere un po' di ordine nell'organizzazione degli studenti, introducendo elementi nuovi e positivi, è uno sforzo che noi dobbiamo necessariamente compiere per non renderci colpevoli.
Un movimento che in questo autunno non è riuscito a sintonizzarsi con i bisogni e le speranze di una generazione, rimanendo defilato dal dibattito pubblico e fallendo nella sua principale missione, che è quella di coinvolgere le studentesse e gli studenti nella battaglia per la difesa e il rilancio dell'istruzione pubblica italiana. E il fallimento più grande, a fronte dell'autunno peggiore che la scuola e l'università abbiano mai conosciuto, è stata l'incapacità di raccontare (convincendo) che in gioco c'era il futuro di un'intera generazione e, quindi, del Paese. E di come il provare a stare in trincea a difendere l'istruzione pubblica, poteva assumere i connotati di un grande gesto d'amore nei confronti dell'Italia.
Tagli al personale, alle ore di lezione, ai fondi per l'edilizia scolastica. La cifra del governo delle destre è questa. Zero investimenti e il tentativo di fare cassa con tagli spasmodici, incuranti di quali siano i problemi cronici della scuola italiana e di come si potesse provare a risolverli. Perchè deve essere ben chiaro: noi non siamo qui per dire che la scuola così com'è a noi vada bene. Anzi, noi la vogliamo cambiare, davvero. La cifra del nostro impegno quotidiano, e del vostro soprattutto, è quello di provare a rendere le classi a misura di studente. Ogni giorno vi scontrate contro burocrazie ormai troppo consolidate, che fanno male all'immagine di chi lavora nella scuola, e che molto spesso bloccano i sogni e le aspirazioni di chi studia. Quante persone conosciamo che, almeno una volta, si sono sentite abbandonate dai propri insegnanti? quanti studenti conosciamo che sono stati mortificati, almeno una volta, dai propri docenti? La scuola italiana è certo fatta dalla stragrande maggioranza di insegnanti che ci mettono l'anima, che lavorano molto più del dovuto investendo tempo ed energie smisurate, ma è fatta anche da tanti che non rispettano i diritti degli studenti.
 
E allora una discussione serie sul futuro della scuola deve ripartire da qui: da come noi riusciamo a tenere insieme la battaglia contro la destrutturazione della scuola pubblica portata avanti dalle destre e, allo stesso tempo, il provare a mettere in discussione l'esistente per provare a migliorarlo. E credo che il fallimento più grande dell'associazionismo e del movimento studentesco negli ultimi anni lo possiamo ritrovare proprio qui. Nell'incapacità di avere una visione d'insieme capace di risultare leggibile alla maggioranza degli studenti. Perchè si, passando come strenui difensori di ciò che c'è, ci si trasforma in alieni. Ho sentito molte volte amici e compagni parlare di vertenzialità e di sportelli, dimenticandosi che la migliore strada per fare rappresentanza non è quella di scimiottare chi il Sindacato lo prova a fare, con qualche titolo, per davvero. La migliore strada non è quella di perdersi in qualche timbro ma, invece, quella di rappresentare dei bisogni e delle speranza, la voglia, magari, di avere un futuro migliore.
Perchè la generazione di cui la Federazione degli Studenti dovrà farsi interprete, lo sapete meglio di me, ha troppe, direi tante, peculiarità. E conosce la propria socialità, la dimensione del proprio vivere collettivamente, in maniera totalmente diversa rispetto a chi, come me, non ha molti anni in più.
pezzo 18 anni
Eppure è una generazione che ha più che mai bisogno delle ragioni della sinistra. Crisi economica, welfare state, modello del mercato del lavoro: sono parole che agli occhi di un quindicenne possono suonare pericolose o lontane, e invece sono ciò contro cui presto si scontrerà. E il compito di una grande organizzazione di massa, come quella che proverete a costruire, sta proprio nel trasformare parole tanto noiose in qualcosa di leggibile. Ma soprattutto di provare a connetterle alle battaglie che quotidianamente farete nelle scuole. Dovrete, credo, riuscire a far camminare su gambe robuste questo messaggio: noi parliamo, anche dei piccooli problemi della scuola, perchè parliamo del nostro futuro. Noi ci incazziamo se manca la carta per fare le fotocopie, se la nostra scuola non può rimanere aperta il pomeriggio, se non ci sono i soldi per far vivere il Piano di Offerta Formativa perchè da qui, dai 5 anni che passiamo seduti in un'aula, passa tanta parte del nostro futuro. Qui, ora, adesso si decide se noi avremo la possibilità di immaginare, costruire e vivere liberamente il nostro progetto di vita oppure, se le nostre opportunità di vita, dipenderanno da ciò che erediteremo dai nostri genitori.
La destra italiana, in perfetta solitudine, non ha capito che il sapere doveva diventare il terreno su cui ci si poteva misurare per provare ad uscire fuori dalla crisi. Non c'è Paese dell'occidente (e non solo) che non lo abbia capito e che non lo stia mettendo in pratica. Guardiamo agli Stati Uniti di Barack Obama ma anche alla Cina e all'India. Lo sviluppo, per questi ultimi, e la ripresa (per gli Usa) avviene investendo nel sistema della formazione e della ricerca. E così è in ogni altro Paese europeo. Di fronte ad una grande crisi non si pensa esclusivamente a far cassa ma si prova, investendo nelle capacità e nei talenti di tanti, a reinventare una nuova strada. Può essere la Green Economy di Obama o i nuovi ingenieri indiani prestati ai paesi occidentali, ma la sostanza è la destra. Soltanto una destra tanto provinciale come la nostra, impegnata più a salvagurdare gli interessi del suo Padrone che quelli del Paese, può andare in una direzione totalmente opposta.
E qui, fate attenzione, c'è una riflessione che dovrebbe investire pure noi (e la dico in maniera sbrigativa): di fronte al fallimento di una certa idea di mercato la sinistra quale alternativa mette in campo? e sopratutto, la sinistra è consapevole che quella alternativa deve ripartire anche da ciò di cui discutiamo noi oggi? e ancora: la sinistra è pronta a mettere in discussione le convinzioni che l'hanno accompagnata nell'ultimo decennio?
 
In queste settimane ho girato la nostra organizzazione, come faccio da qualche anno, e ho parlato con molti di voi. Ed ho avvertito l'urgenza di rimetterci in campo e in discussione. Ed ho avvertito pure la consapevolezza delle responsabilità che abbiamo. In forme e con parole diverse tutti avete espresso lo stesso concetto. L'idea, cioè, della necessità di dotarci di uno spazio di autonomia da far vivere nel luoghi di prima socializzazione politica e, allo stesso tempo, provare ad assolvere la nostra funzione politica nel e nei confronti del movimento studentesco (proprio per le ragioni che dicevo in precedenza).
Ora mi sembra che possiamo metterci in cammino. Lo dicevo all'inizio del mio intervento: oggi apriamo il cantiere della Federazione degli Studenti. Questo era il mio compito. Starà a voi, che farete vivere questa nuova esperienza, decidere come costruire questo percorso dandovi regole, funzione, linea politica. Io posso soltanto raccontarvi cosa ho fotografato e provare a darvi qualche consiglio. I prossimi mesi dovrete impegnarli a mettere a sistema tutte le energie di cui disporrete: associazioni territoriali, realtà precedentemente legate ad altre esperienze nazionali, singoli studenti che già sono impegnati nella nostra organizzazione giovanile o che si avvicineranno convinti dal lavoro che farete. Il fare sintesi dovrà essere il vostro primo compito. Capire, in sostanza, come si possa dare una cornice nazionale a realtà che, per loro natura, vivranno e lavoreranno in maniera diversa ognuna dalle altre. Perchè un soggetto come il vostro non dovrà cadere nel vizio dei burocratismi e dovrà vivere, invece, per fare politica, costruendo radicamento e adattandosi alle esigenze che ciascuna realtà di volta in volta avrà. Dovrete vivere questa nuova sfida per quel che è: non un cantiere in cui dovrete sentirvi protagonisti, ma in cui sarete protagonisti.
Un anno fa, con alcuni di voi, ero a quache chilometro di distanza da Roma per far nascere la Rete degli Studenti Medi. Oggi, con alcuni presenti allora e soprattutto con molti altri, sono qui ad aprire una nuova esperienza. Alcuni si chiederanno se in questo c'è l'ammissione di un fallimento. Lo dico serenamente: Si, qui oggi si ammette anche un fallimento. Ma non il nostro. L'idea di associazionismo studentesco che oggi mettiamo in campo non è la negazione di ciò che ispirava la fondazione della Rete degli Studenti Medi. Semplicemnte quel progetto non è riuscito a diventare soggetto ed è stato bloccato da scelte che, da osservatore esterno ma attento per necessità, non esito a definire sbagliate.
 
Per tutte queste ragioni abbiamo chiesto a Marco Grandinetti di coordinare la fase costituente della Federazione degli Studenti. Credo che Marco non abbia bisogno di presentazioni. Tutti voi lo conoscete, e credo che con l'esperienza che si porta sulle spalle riuscirà a svolgere l'importante sfida che gli stiamo affidando. 
 
Ho conosciuto la politica sui banchi di scuola. L'ho fatto leggendo di una storia che da oltre un secolo aveva come grande obiettivo quello di rendere la vita di chi sarebbe venuto dopo più umana e più giusta. Milioni di donne e di uomini si organizzaro prima nelle società operaie di mutuo soccorso, nelle leghe dei braccianti e nei grandi Partiti di massa, poi nella Resistenza ai regimi nazifascisti e infine, nel secondo dopoguerra, nelle organizzazioni che contribuirono a conquistare ed estendere i diritti sociali e civili. Milioni di donne e di uomini, per consegnarci una vita migliore, inventarono e diedero forma alla Sinistra, rendendola forza motrice del progresso. Così, leggendo e studiando tutto questo nella penultima fila della mia classe, ho scoperto che la politica è bella e che le ragioni dei progressisti erano ragioni per cui valesse la pena spendere una parte importante della propria vita. Di tutto questo ne sono ancora convinto e credo che noi oggi, mettendo in campo questa nuova progettualità, stiamo compiendo uno dei nostri principali compiti: quello di far scoprire ad un'altra generazione ancora che la politica è bella e che vale la pena spendere un po' di tempo per far camminare le idee della Sinistra.
Ora sta a voi.




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6 dicembre 2009

Voglio bene alla Sinistra.

Ho visto le immagini di ieri. Come si pensava si sono materializzate in piazza tante persone per bene, che hanno a cuore il futuro del nostro Paese.
Eppure io non c'ero. E lo rivendico. Le ragioni sono poche ma, credo, buone. Sono uno che ha sempre visto nella piazza un valore. Ci sono andato molte volte, nonostante il mio Partito. A volte ci ho pure portato la mia organizzazione giovanile. Altre volte ho trovato, nello stare in piazza, qualche ragione in più per continuare a fare e a credere nella Politica. E così continuerò a fare.
Eppure ieri non c'ero a Piazza San Giovanni. Perchè? Perchè quello non sarebbe stato lo spirito dell'impegno che sento mio e nostro. Noi dobbiamo assolvere a uno strano compito, direi inedito, quello di provare, una volta per tutte, a ridare un senso alla Sinistra. Non è una cosa semplice e non basta più imboccare una scorciatoia.
La domanda che dobbiamo porci è più o meno questa: come possiamo pensare allo stesso tempo che il berlusconismo sia al tramonto e costruire l'alternativa sull'antiberlusconismo? E' una provocazione, certo. Perchè ognuno, a modo suo, aveva una ragione per manifestare e perchè, soprattutto, non sono sicuro che l'idea della Politica che si è affermata nella Seconda Repubblica sia alla fine. La destra, nella sua versione tutta italiana, ha vinto fino a qui ed ha vinto con la dimensione della sua narrazione. E la sinistra ha perso, soprattutto nel suo modo di raccontarsi e di immaginarsi. Tutti noi ne siamo colpevoli. C'è chi ha pensato che con Mani Pulite si potesse arrivare presto al Governo. C'è chi ha visto nei girotondi un'ottima clava da usare nei confronti dei propri compagni di viaggio. C''è chi ha pensato di vincere un Congresso. Di volta in volta ci hanno usato. Ci hanno convinto che era in gioco la democrazia, rendendoci sempre più alieni al Paese. E noi ci siamo fatti usare, trasformandoci in alieni.
Sbaglierò, tirandomi dietro qualche critica, ma una piazza così grande e così gremita è stata sprecata per dire semplicemente no a Berlusconi. Perchè la democrazia, oggi, la vedo davvero un po' a rischio. Le parole di Spatuzzo e i fatti degli ultimi mesi forse si portano dietro scenari che si possono soltanto immaginare e che non si possono assolutamente vedere.
Ora bisogna capire come si può riuscire a portare l'Italia fuori dal berlusconismo. Qualcuno ha pensato (e continua a pensare) che si possa sostituire l'esistente con la brutta copia dell'esistente, costruendo un "populismo progressista" senza spazi di partecipazione reali, con una sinistra incapace di ricostruire il suo rapporto con la vita delle persone e per questo debole e ricattabile. Questa idea è un pericolo che incombe sempre su di noi e che ha condizionato il nostro cammino (e il nostro fallimento) negli ultimi 20 anni. E il mio non essere sceso in piazza è perchè voglio troppo bene alla Sinistra.


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14 ottobre 2009

Due appunti sul Pd

In queste settimane, da quando è iniziato il percorso per scegliere il Segretario nazionale del Partito Democratico, ho sentito più volte la necessità di provare a scrivere qualche riga su ciò che pensavo. Poi ho sempre desistito. Ma oggi credo sia arrivato il tempo.
La destra ha fermato un buon Disegno di Legge contro la violenza omofobica. Tra loro c'era anche Paola Binetti, una Deputata eletta nelle liste del Partito Democratico fatte su commissione di Walter Veltroni da Dario Franceschini e Goffredo Bettini. Era il 2008. Uscivamo da una non troppo lunga stagione di Governo del centrosinistra dove, per più di una volta, un gruppetto di Senatori della Repubblica aveva minacciato di far cadere Romano Prodi e il suo Governo qualora si fosse discusso il Disegno di Legge sulle coppie di fatto elaborato da Rosy Bindi e Barbara Pollastrini. Caduto il Governo il committente (WV) e gli esecutori (Dario e Goffredo) pensarono bene, per far quadrare il cerchio, di spostare quel gruppetto di Senatori alla Camera, promuovendo uno di loro a capolista nel collegio del Piemonte Due.
Oggi ho letto su Twitter una presa di posizione molto forte da parte di Dario Franceschini. Sono contento, ci mancherebbe altro. Anche se mi chiedo: caro Dario, non potevi accorgertene due anni fa che la Binetti e i suoi compagni di strada non erano molto salutari al Partito Democratico e decidere di non promuoverli? Non potevi, da capo del Partito Democratico, colpire chi si appellava in maniera ossessiva alla libertà di coscienza, mettendo in discussione la tenuta del governo Prodi? Oppure lo fai ora, perchè tanto questi hanno un piede già fuori ed è meglio scrollarseli di dosso per provare a prendere qualche voto in più alle primarie?

Eppure queste Primarie funzionano così. Non c'è giorno in cui un'agenzia stampa "alla Ceccanti" non provi a rileggere la nostra vicenda politica. Franceschini si è candidato spiegandoci che lo faceva per non lasciar tornare chi c'era prima. Lo ha fatto rimangiandosi l'impegno preso in Assemblea Nazionale ("ad ottobre terminerò il mio mandato e non mi ricandiderò") quando uno sparuto gruppo di Delegati, tra cui il sottoscritto, lo votò Segretario nazionale. E lo ha fatto dimenticandosi che se il "prima" che lui evoca è riferito agli ultimi 15 anni della nostra vicenda politica, beh, lui c'è sempre stato ed è sempre stato in prima linea come Vicesegretario di diversi partiti, come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, come Capogruppo alla Camera. E che se si riferiva a prima, molto prima, tutti, ma propio tutti quelli che c'erano, sostengano lui. A partire da Piero Fassino che, stando ai suoi nuovi metodi per calcolare le percentuali di voto ai congressi, non è mai stato eletto Segretario dei Democratici di Sinistra.

Mi ostino a credere, nonostante tutto, che l'obiettivo di questo Congresso possa essere un altro. Nel bel mezzo di una crisi istituzionale e sociale profonda, accompagnata da una nostra perdurante crisi di consenso, dobbiamo ritrovare la funzione che i nostri valori e le nostre storie ci conferiscono. Dobbiamo smetterla di illuderci che il populismo, per dirla come Reichlin questa mattina su l'Unità, possa essere la strada salvifica per uscire dalla nostra crisi. Scopriremmo che su quel terreno non c'è "comizio della domenica" che tenga nel confronto con Berlusconi.


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29 settembre 2009

Sinceramente grazie Ministro Zaia!

(DIRE) Roma, 29 set. - "Il ministro Zaia ha dato il suo fondamentale contributo per risolvere i problemi della scuola italiana: stampare dei dizionari dialetto/italiano. Lo ringraziamo, sinceramente". A rispondere alle dichiarazioni odierne del ministro delle Politiche agricole e' Andrea Pacella, responsabile Saperi dei Giovani Democratici.
"Ci sembra che il ministro Zaia abbia capito cosa non funzioni nelle scuole del nostro Paese e, al posto di preoccuparsi di edifici scolastici poco sicuri-continua- insegnanti precari a spasso e tagli fatti dal duo Gelmini/Tremonti, si preoccupi di proporre incentivi per stampare nuovi vocabolari dialettali".




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22 luglio 2009

Cnel parla chiaro, altro che ripresa

(DIRE) Roma, 22 lug. - "Mentre il presidente del Consiglio racconta di una crisi 'ormai sfogata' e della necessita' di riprendere una vita normale, l'Italia, come racconta il rapporto del Consiglio Nazionale dell'economia e del lavoro, continua a vivere tutta la drammaticita' della crisi economica". A dichiararlo e' Andrea Pacella, responsabile welfare e sapere dei Giovani Democratici."Il rapporto 2008 del Cnel parla chiaro: entro fine anno ci saranno quasi 500 mila persone che perderanno il lavoro e che porteranno la disoccupazione al 9%. I piu' colpiti- spiega Pacella- come sempre, saranno le giovani generazioni. Nessun ammortizzatore sociale, semplici numeri da cancellare dal database delle risorse umane, senza scioperi da organizzare." "Se possiamo dare un consiglio al premier, e' quello di smetterla di raccontare un'Italia che non c'e', e di lavorare per estendere gli ammortizzatori sociali ai lavoratori precari perche', come racconta il rapporto del Cnel, se da una parte possono essere un utile strumento per attutire i drammi che la crisi provoca, dall'altra- conclude- attualmente non tutelano proprio la tipologia di lavoro a tempo determinato che e' stata e continua ad essere la piu' colpita dalla crisi economica".


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21 luglio 2009

Questione di stile

Non capisco la nuova moda di candidare i nostri Eurodeputati alla carica di segretario regionale del Pd. Ci avevano spiegato, e l'abbiamo spiegato per un'intera campagna elettorale, che noi (a differenza del Pdl) candidavamo soltanto persone che potevano essere elette per svolgere il proprio compito a tempo pieno. E ora? Dietrofront, Sergio lo candidiamo il Liguria e Deborah in Friuli Venezia Giulia. Io rimango fedele a questa bella intervista.


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14 luglio 2009

Domani i Gd in piazza con i precari della scuola

(DIRE) Roma, 14 lug. - Domani mattina i Giovani Democratici saranno davanti a Montecitorio con i precari della scuola "per dire no alle riforme dei cicli scolastici, a partire dalla legge 133/08, e chiedere l'immediato blocco del piano di tagli triennale agli organici (circa 130mila posti, di cui 42mila gia' a partire da settembre)". E' quanto annuncia Andrea Pacella, responsabile Sapere dei Giovani Democratici.
"La scuola italiana- aggiunge- con i tagli di 8 miliardi di euro previsti dal governo, vive un periodo di grossa difficolta' dove l'unico segnale chiaro e' il tentativo di destrutturazione dell'istruzione pubblica. Quella fatta dalla Gelmini e' una riforma all'indietro dove si esulta quando aumentano i bocciati e non si costruiscono le condizioni per garantire a tutti il diritto allo studio".


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13 luglio 2009

I nostalgici

Stamattina ho letto l'intervista dell'ex Segretario del mio ex Partito. L'ho fatto con grande attenzione, forse con troppa, per scoprire di essere uno che rimpiange i Ds e per questo vota Bersani. Credo che sia una lettura, quella dell'ex, legittima ma un po' riduttiva e che non ci faccia (a noi, al Pd) molto bene. Dipingere una parte del Pd come "nostalgica" rischia di essere soltanto un modo un po' più garbato di ripetere lo stesso concetto della giovane Serracchiani.

Per ora mi accontento di leggere i resoconti dell'intervista ad una autentica innovatrice che non è nostalgica. Anzi, sostiene Franceschini "per storia e per cultura".


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27 marzo 2009

Referendum

il Senato ha approvato una pessima legge, capace di calpestare l'autodeterminazione della persona. Votando l'articolo 3 del disegno di legge sul testamento biologico presentato dalla maggioranza, i senatori hanno nei fatti negato le ragioni del testamento biologico.
non sto qui a ripetere cose già dette (tipo quanto è stato inopportuno eleggere una teodem alla guida della delegazione Pd in commisione sanità o quanto fosse necessario affermare con nettezza quale fosse l'orientamento prevalente dei democratici) ma provo a chiedermi come si possa uscire da questa situazione, provando a restituire alla persona il diritto a decidere.
noi, in una situazione analoga, nel 2004 promuovemmo il refenderum abrogativo sulla fecondazione assistita. allora la chiesa, la destra e una parte di noi decise di non scendere sul terreno del consenso ed escogitò il quorum proibitivo (rubando una formula utilizzata ieri da Adriano Sofri).
ora la situazione è simile ma diversa. entra in gioco un tema che investe tutti (tutti prima o poi si muore, tutti abbiamo/avremo un caro che muore) e che segna parte del nostro vissuto, tant'è che i sondaggi parlano chiaro e ci dicono quanto chi legifera non sia in sintonia con il paese. quindi, per colpa dell'approccio ideologico che tanti hanno avuto su questo tema, non ci resta altra possibilità che provare a restituire concretezza a quanto è scritto nella nostra Carta Costituzionale e il referendum, forse, diventerà l'unico strumento a nostra disposizione.


8 marzo 2009

Espulsi dalla vita

ho provato a leggere alcune delle mille storie pubblicate su repubblica.it. sono le storie di donne e uomini, molti della mia generazione, che stanno vivendo il dramma del lavoro che se ne va. progetti di vita e sogni che vengono burrascosamente interrotti. 
alcuni calcolano circa centocinquantamila vite bloccate al mese, perchè di blocco si tratta: c'era chi aveva deciso di mettere al mondo un figlio o di andare a vivere con la persona amata, chi aveva lasciato la casa madre e ora si vede costretto a tornare nella stanza con alle pareti i ricordi tardoadolescenziali. sono progetti di vita che evaporano e molto spesso, per la mia generazione, non ci sono neanche cortei e casse integrazioni, semplicemente contratti che a fine mese non vengono rinnovati.
poi possiamo raccontarci che tutto va bene, niente crisi e solo qualche difficoltà, ma sarebbe poco responsabile e potrebbero confonderci per Berlusconi. quindi va bene l'assegno per chi diventa disoccupato e non ha nessuna protezione sociale, e va pure bene la moratoria sui centomila precari pubblici. perchè seppur semplici da cancellare dai database delle aziende noi ci meritiamo un po' di serietà.


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3 marzo 2009

Non è tutto ma è molto

proviamo a riprendere il bandolo della matassa.
il secondo mese del 2009 sarò oggetto di studio da parte di coloro che si occupano della vicenda della sinistra italiana. l'elezione di Ugo Cappellacci alla Presidenza della Regione Sardegna ha spinto due settimane fa WV a dimettersi da Segretario del Piddì (e non starò qui a dir quel che penso perchè potete arrivarci da soli).
ho pensato, agendo di conseguenza, che a una crisi politica si doveva rispondere con la politica (e a chi invocava le primarie come strumento risolutore sorridevo). la crisi politica che il nostro partito ha attraversato, spingendoci dieci punti percentuali sotto il trentatrevirgolauno di aprile, richiederà una lunga discussione su chi siamo e su dove vogliamo andare. una discussione che non si doveva (e non si dovrà) risolvera con qualche migliaio di persone in fila a qualche migliaio di gazebo e che dovrà vivere, invece, in una discussione congressuale vera dove alle prove di leadership si sostituisca la discussione sulla nostra identità.
per ora, e con quello che abbiamo fatto ci stiamo provando, si doveva mettere al sicuro la possibilità di continuare a costruire il Partito Democratico. non è tutto ma è molto.


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25 novembre 2008

Dopo l'8 settembre

L'aggiornamento di questo blog si era interrotto l'8 settembre. Era stata una casualità, non voluta ma azzeccata. Ora, a primarie concluse e con il ritorno dell'ordine, si può ripartire. 




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8 settembre 2008

Roma

Tornato a Roma dopo la permanenza fiorentina. Qualche giorno di Festa, un'iniziativa (la prima dei giovani democratici) fatta di fretta ma riuscita molto bene e tante altre cose da raccontare. Ci sono le vicende del partito piemontese, quelle del partito nazionale, la giovanile in progress, l'inizio delle danze e dei posizionamenti per la sfida elettorale vercellese. Per ora sono tornato al Circolo degli Artisti.  




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il mio coinquilino
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Nome
Andrea

Cognome
Pacella

Soprannome
Pacho

Età
24

Vivo
Tra Vercelli, Torino e Roma 

Chi sono
Ventitreenne piemontese, ho iniziato a fare politica nel movimento new global e in quello di contestazione alla Moratti. Sono stato consigliere comunale a Vercelli dal 2004 al 2009. Nel 2001 vengo eletto segretario provinciale della Sinistra giovanile di Vercelli. Dal 2005 e fino allo scioglimento della Sinistra giovanile ho fatto parte della segreteria nazionale occupandosi prima di comunicazione e poi di scuola e diritti civili. Dopo le primarie che hanno eletto il primo segretario nazionale dei Giovani democratici sono stato, fino alla nomina del nuovo esecutivo, coordinatore provvisorio dell'iniziativa politica. Attualmente faccio parte della Direzione nazionale del Pd e dei Giovani democratici sono il tesoriere e coordinatore dell'iniziativa politica.

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